Il Re e l'Imperatore,d'Italia.

Bo. 27.7.13



Il Re e l'Imperatore,d'Italia.

Troppo spesso i pretesti personalistici verso verso il ruolo del presidente della repubblica ,nascondono secondi fini.
La polemica e farsa che dipinge il presidente  come Re del governo è spicciola e strumentale,diventa il modo deviante e saccente di evitare le riflessioni della vicenda di due donne kazake,espulse per un ordine politico,che il governo non può aver dato formalmente,in quanto il Diritto internazionale dei rifugiati politici lo vieta,e secondo perchè Napolitano non lo avrebbe fatto in nessun modo,ma solo un Imperatore poteva,perchè in grado di manipolare notevoli forze,anche la cecità del Governo.
La destra beciera e ossequiosa crea falsi problemi,la sinistra servile coglie la provocazione:ed il gioco è fatto,sembra dimenticato il recente passato.
In Italia si procede senza criterio che non sia strumentalmente utile a qualcuno,mai a tutti,ma a piccole parti,tranne per gli 800 emendamenti del fare che sono fuorilegge per il fatto che consentono di evitare la discussione per sapere cosa fa il Governo,se non chiedere la fiducia sulla complessita e la confusione del suo fare.
Dalla farsa alla pagliacciata,sotto lo sguardo del "Re" Giorgio e la direzione dell'Imperatore Silvio,nella palude delle truffe,sempre più ingarbugliate ed inconcludenti.
L'opposizione appare ferma,ed in effetti lo è in tutti i modi,per non creare troppi problemi irrisolvibili.
La popolazione italiana assiste ormai disinteressata alle procedure burocratiche,attende l'esito dei fatti.
Nulla di più difficile,in quanto la fiducia non può essere riposta in coloro che privatizzando la politica antepongono i propri interessi,anche 5S,che non dice nulla più dell'autoriduzione autonoma,senza leggi definite eguali per tutti.
Dire che la legge è eguale per tutti significa definire cosa oggettivamente diventa una regola valida per tutti.
Ovvio che le applicazioni sono variabili,ma non il principio.
In Italia con Re ed Imperatore funziona tutto alla rovescia.
Si enuncia il principio per fare tutto all'opposto di esso.
Così per la Democrazia,così per le basi della Repubblica;abbiamo quindi un paese che ha definito regole private il cui principio è dato dal fatto che chi possiede una ricchezza può coscientemente sbagliare ripetutamente che non è perseguibile per i suoi errori.
Assurdo ma vero,la legge dell'incoerenza e del falso pubblico.
Questa è la massima perversione della società Italiana moderata che si rifugia dietro il confessionale sicura del perdono elargito a quantità pecuniaria.
Una situazione da riforma religiosa,Luterana,Anglicana o Calvinista.
A Roma non si sono mai chiesti se dopo aver perso oltre il 50 % vi era qualcosa di non corretto nella formulazione delle regole religiose cattoliche ortodosse della Chiesa Romana,creata dall'Impero in decadenza.
Oggi vogliamo una comunità Italiana unita ,ma vi sono le impossibilità di una politica e cultura asfittica ,miope e deficiente del rispetto delle leggi,da quelle di natura a quelle derivate della Democrazia,l'Italia stà sprofondando nell'irrazionalismo del fare piuttosto che ammettere la necessità di leggi e principi validi ed universali per tutte le Democrazie occidentali.
Ora e sempre garibaldini.

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