NATURA E CIVILTA' DEL PIANETA.

Bo. 12. 6. 17
                                      SPECIE UMANA  =  SPECIE NEUTRALE

NATURA E CIVILTA' DEL PIANETA.

Se tutto ciò che vediamo, come specie umana, è composto di parti finite, allora si pone la domanda sulla geometria fondata da Euclide sulla definizione di punto:
se il punto non ha parti, allora esiste o non esiste, se non lo possiamo vedere, ma vediamo la retta ed il cerchio.
Il principio di definizione dell'oggetto è corretto perchè riassume in sé la cultura dell'epoca, sia della società sia nei confronti della natura.
Se oggi uso il criterio dei quantificatori logici, sia di esistenza sia di universalità o generalizzazione, posso affermare senza ombra di dubbio che la Condizione di esistenza,
 " la natura" coincide anche con il principio di esistenza per la specie umana ed altre.
Se esiste questa natura allora esiste o può esistere anche la specie umana.
La condizione è anche principio, esistenza e universalità sono indissociabili e complementari, viceversa.
Non esiste l'una senza l'altra.
Ne consegue che la realtà oggettiva si fonda sull'assioma della simultaneità, di qualunque natura essa sia.
Di fatto essa stabilisce che l'universalità di ogni oggetto dipende da questa formula induttiva che ha diverse forme nei fenomeni naturali:
Nasce anche un nuovo principio, mutuato dalla Fisica del primo novecento, il Principio di esclusione di Pauli al quale si da una dimensione logica più estesa,secondo la quale viceversa da quello che sosteneva Pauli non può esistere un oggetto, una azione o un fenomeno che si possa definire una singolarità, nel senso più stretto del termine.
Esempio, non può esistere un oggetto che abbia una sola proprietà o una sola azione lineare.
Si esaurisce definitivamente la geometria Euclidea ed inizia l'algebra geometrica, per arrivare alla aritmetica curva, base di ogni realtà.
Il Pianeta Terra non è l'oggetto del possesso della specie umana,esso è la condizione necessaria e sufficiente, nelle proporzioni dinamiche correnti al principio di esistenza della specie umana e le fonti di energia provvisorie,in quanto esauribili nel breve e medio periodo, sono controproducenti gli equilibri degli stati della natura.
Le perdite sono incalcolabili se si continua a perseguire pregiudizialmente lo status quo o la conservazione degli attuai rapporti sulla natura, dove la specie umana sembra la proprietaria assoluta del pianeta, ma in conflitto con sé stessa e la natura.
La cultura monoteista si dimostra tanto indispensabile quanto inutile, da sola,ciò necessita di una revisione equilibrata delle logiche comparative, sia assolute e relative insieme.

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