La Repubblica: come disordine legale incoerente.

Bo. 7.6.14

La Repubblica: come disordine legale incoerente.

La Costituzione Italiana diventa troppo semplice nelle sue affermazioni assolute, come il 1° Art.
 e diventa assai ambigua e confusa, nei termini, quando si tratta del 3° Art.
Il parametro di riferimento è classificare la Costituzione Italiana, base della Repubblica, con il criterio dell'analisi logica e quella della descrizione della realtà.
Il secondo criterio è quello comparativo con le altre Costituzioni Europee, più avanzate ed evolute sul piano politico.
Sarebbe una assurda pregiudiziale, anche pretestuosa, definire  quella Italiana come la migliore, anche se molti clericali lo fanno strumentalmente per il proprio tornaconto.
Altro Articolo di stampo assolutistico, l'Art. 5° e l'art. 7°, il ruolo assoluto della Repubblica e quello del rapporto tra Stato e Chiesa riconosciuta come Stato politico, interno.
La contraddizione è palese e medioevale, con il mantenimento di uno Stato giuridico improprio, rispetto a tutti i paesi democratici più sviluppati.
Sorge il dubbio che la massima Autorità etica non sia lo Stato ma la Chiesa di Stato, con la contraddizione che deriva di incoerenza e la corruzione dei principi sociali della comunità.
Così pure l'Art. 9°: la Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e della ricerca scientifica e tecnica.
Questa affermazione perentoria ed assoluta esclude un ruolo di interscambio con le fondazioni attuali, come iniziativa privata, e le imprese.
Il ruolo dello Stato Repubblicano emerge con forza come unico ed assoluto, come lo sono stati i Monopoli di Stato, innumerevoli ed accentratori, imitatori di uno sviluppo estero, che solo in pochissimi casi si caratterizza come originale.
La Repubblica come Stato sovrano, assoluto, pur nei limiti  dei doveri di solidarietà, definiti inderogabili, in termini assoluti, senza alcuna specificazione.
Più ambigua ed assoluta di così la formulazione non potrebbe essere: per affermare una Repubblica fondata sulla sovranità dei poteri, quelli dei monopoli, ma non dei mercati.
La Costituzione " Clericale", rimane idealista ed assoluta nel ruolo della Repubblica, mentre non dice parola sulla funzione della Democrazia, se non come dovere del voto.
L'affermazione unilaterale, esplicita la diffidenza del clericalismo a considerare il sistema Democratico come indispensabile alla Repubblica, come base e presupposto di una Repubblica che non è più sovrana nel sistema, ma limitata e regola dalla Democrazia del Lavoro svolto in Libertà responsabile.
La cultura Italiana è appannaggio di poche elite, aristocratiche ed industriali, che sono una stretta minoranza, nel mare delle ideologie e delle esigenze sociali.
La Repubblica non cambia le regole sociali del Fascismo, nel dopoguerra, ed il costume sociale e civile inizia a cambiare con l'affermarsi dello sviluppo industriale estraneo a quelle poche industrie controllate dallo stato e dal monopolio privato, unico della Fiat e del petrolio.
L'Italia arretrata socialmente è condizionata fortemente dai pregiudizi, escludendo possibilità di sviluppo più libero e democratico.
La Repubblica è sovrana con i suoi poteri assoluti sull'economia per mezzo dei monopoli di Stato, nei settori principali dell'economia del paese, ma l'effetto di una mancata concorrenza, riduce l'espansione dello sviluppo sociale, osteggiato pure dalla rendita, oltre che dal clericalismo.
La Repubblica ripropone in linea di Principio un rapporto fondato sulla forza di chi conquista il potere politico, che oggi è anche economico, ma privo di criteri razionali, nati dal confronto,     essendo monopolistico il mercato di molti settori.
Inoltre l'Italia tende a chiudersi dentro i suoi confini ed esula dalla comparazione con altre esperienze, perché diverse, ed il clericalismo vede la diversità delle esperienze come un pericolo per la egemonia totalitaria rappresentata della Repubblica sovrana.
La Repubblica Italiana, sovrana, ha però un criterio di esame che è la morale cattolica, con il risultato poco etico e molto personale che tutto viene concesso in nome della sovranità della Repubblica, come poteri dei monopoli, anche la perdita della Democrazia, come sistema elettorale e politico fondato sul lavoro.
Come si vede sono due cose completamente diverse dire che la Repubblica è fondata sul lavoro, senza comparazioni e dire che il sistema elettorale ed il sistema politico Democratico sono fondati sul lavoro e sulla libertà, di ciascuno, eguale per tutti.
Nella Repubblica i Deputati svolgono una missione, e si vede perchè vogliono rimanere anche dopo, mentre nella Democrazia i deputati svolgono un lavoro che gli abitanti, donne ed uomini del paese devono valutare.
La Repubblica come concetto di sovranità dei poteri assoluti e è asfittica ed arretrata per governare la complessità dello sviluppo con criteri di onestà del lavoro, imperfetto ma oggettivo.
Il valore assoluto, in una Democrazia , è assunto dalle Leggi eguali per tutti, in una Repubblica sovrana il potere assoluto la ha il vincitore, sia per consenso o manipolazione, come dimostra il secolo scorso.
Ora e sempre .--X- Legio --- Italica ...d'Europa.

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